In Italia è frequente che l'attenzione dell'opinione pubblica si concentri intensamente su alcuni problemi per poi attenuarsi rapidamente.
Il 2017 è stato l'anno di massima esposizione mediatica e di forte contrapposizione sul tema delle vaccinazioni. Il dibattito occupò per mesi le prime pagine dei giornali, i telegiornali e i talk show, diventando uno dei temi sociali più divisivi di quel periodo.
All'inizio dello stesso anno l'Italia registrò un forte aumento dei casi di morbillo e una significativa riduzione delle coperture vaccinali.
Il tema della prevenzione e della tutela della salute pubblica tornò quindi al centro del dibattito.
In questo contesto venne approvato il D.L. 7 giugno 2017, n. 73, successivamente convertito nella Legge 31 luglio 2017, n. 119, conosciuta come Legge Lorenzin, che rafforzò gli obblighi vaccinali per i minori di età compresa tra zero e sedici anni. In sintesi:
- SERVIZI EDUCATIVI PER L'INFANZIA E SCUOLE DELL'INFANZIA
La presentazione della documentazione prevista dalla legge costituisce requisito di accesso.
La mancata presentazione nei termini previsti comporta la decadenza dall'iscrizione.
- DALLA SCUOLA PRIMARIA FINO AI 16 ANNI
La mancata regolarizzazione non determina la decadenza dall'iscrizione e non impedisce la frequenza scolastica né la partecipazione agli esami.
L'entrata in vigore della nuova disciplina a ridosso dell'anno scolastico 2017/2018 determinò notevoli difficoltà organizzative.
Nella fase iniziale le famiglie erano chiamate a produrre direttamente la documentazione prevista e le scuole dovevano acquisirla e verificarne la presenza, con tutto quello che comportò per le segreterie scolastiche (!).
Successivamente il sistema è stato semplificato anche grazie allo sviluppo delle anagrafi vaccinali e allo scambio dei dati tra istituzioni scolastiche e Aziende sanitarie.
Oggi, la morte a Palermo di una bambina di quattro anni non vaccinata contro la difterite ha riportato improvvisamente l'attenzione sull'applicazione degli obblighi vaccinali. Il caso ha ricondotto al centro dell'attenzione anche un problema applicativo: come viene effettivamente verificato nel tempo l'adempimento dell'obbligo vaccinale?
In particolare, il dibattito di questi giorni riguarda l'utilizzo della formale richiesta di vaccinazione quale documentazione prevista dalla legge e la necessità di verificare che alla richiesta segua poi effettivamente la somministrazione.
Come funziona la procedura
Dall'anno scolastico 2019/2020 si applica la procedura semplificata prevista dall'art. 3-bis del D.L. 73/2017, basata sullo scambio delle informazioni tra istituzioni scolastiche e Aziende sanitarie territorialmente competenti.
La famiglia, pertanto, non deve di norma presentare spontaneamente alla scuola la documentazione vaccinale al momento dell'iscrizione.
È l'Azienda sanitaria che verifica la posizione vaccinale sulla base degli elenchi trasmessi dalla scuola e segnala le situazioni che richiedono un successivo adempimento.
La normativa nazionale considera tra la documentazione rilevante anche la formale richiesta di vaccinazione presentata all'Azienda sanitaria territorialmente competente. È proprio questo uno dei punti critici della procedura: la formale richiesta di vaccinazione può essere documentata alla scuola anche quando la vaccinazione non sia stata ancora materialmente effettuata. Diventa quindi essenziale il successivo controllo sull'effettivo adempimento dell'obbligo vaccinale.
Quali le scadenze?
1. Entro il 10 Marzo
SCUOLA → AUSL
La scuola trasmette all'AUSL territorialmente competente l'elenco degli iscritti per l'anno scolastico successivo, di età compresa tra zero e sedici anni, nonché dei minori stranieri non accompagnati.
2. Entro il 10 Giugno
AUSL → SCUOLA
L'AUSL verifica la posizione vaccinale e restituisce gli elenchi indicando i soggetti che risultano:
- non in regola con gli obblighi vaccinali;
- non esonerati;
- non interessati da omissione o differimento;
- senza una formale richiesta di vaccinazione già presentata all'Azienda sanitaria.
3. Nei 10 giorni successivi
SCUOLA → FAMIGLIA
La scuola invita i genitori, tutori o affidatari dei minori segnalati a depositare la documentazione prevista dalla legge.
4. Entro il 10 Luglio
FAMIGLIA → SCUOLA
La famiglia presenta la documentazione comprovante, a seconda della situazione:
- l'effettuazione delle vaccinazioni obbligatorie;
- l'esonero per avvenuta immunizzazione a seguito di malattia naturale;
- l'omissione o il differimento per specifiche condizioni cliniche documentate;
- la formale richiesta di vaccinazione presentata all'AUSL territorialmente competente.
5. Entro il 20 Luglio
SCUOLA → AUSL La scuola trasmette all'AUSL la documentazione ricevuta oppure comunica i casi nei quali la famiglia non ha provveduto al deposito.
Chi fa che cosa?
🫠LA SCUOLA
La scuola svolge essenzialmente una funzione di trasmissione, raccordo e comunicazione:
- trasmette all'AUSL gli elenchi degli iscritti;
- riceve l'esito delle verifiche sanitarie;
- contatta esclusivamente le famiglie dei minori segnalati;
- acquisisce la documentazione prevista dalla legge;
- comunica all'AUSL l'esito della procedura e gli eventuali mancati adempimenti.
La scuola non effettua una valutazione sanitaria autonoma della posizione vaccinale dell'alunno.
🥠L'AUSL
L'Azienda sanitaria esercita la funzione di verifica sanitaria:
- controlla la posizione vaccinale degli iscritti;
- segnala alla scuola le situazioni non regolari;
- riceve la documentazione e le segnalazioni provenienti dalle scuole;
- gestisce il recupero delle vaccinazioni mancanti;
- procede agli ulteriori adempimenti di competenza nei confronti delle famiglie inadempienti;
- gestisce l'eventuale procedimento sanzionatorio previsto dalla legge.
ðŸ'¨ðŸ'©ðŸ'§ LA FAMIGLIA
La famiglia non deve, di norma, presentare spontaneamente documentazione vaccinale alla scuola.
Deve invece intervenire quando, a seguito della verifica dell'AUSL, riceve dalla scuola l'invito a documentare la propria posizione.
In tal caso deve produrre, entro il 10 luglio, la documentazione prevista dalla legge.
In conclusione, ribadiamo una considerazione già evidenziata sin dall’inizio: la scelta di delegare alle istituzioni scolastiche la gestione e il controllo degli adempimenti vaccinali continua a sollevare forti perplessità sul piano metodologico e organizzativo.
A distanza di quasi dieci anni, riteniamo che quella scelta debba essere ripensata: la scuola deve educare, formare, anche collaborare con le istituzioni ma non dovrebbe essere chiamata a svolgere funzioni che possono e devono essere gestite direttamente dal sistema sanitario.
Lì, 25.08.2026
LA VICE PRESIDENTE
Alessandra Ferrari