ISCRIZIONI SCOLASTICHE A.S. 2020/2021. SCELTE IN CONTROTENDENZA CON LA DOMANDA DEL MERCATO DEL LAVORO


 

ISCRIZIONI ALLE SCUOLE DELL'INFANZIA E ALLE SCUOLE DI OGNI ORDINE E GRADO PER L'ANNO SCOLASTICO 2020/2021:

LE SCELTE DEGLI ALUNNI IN CONTROTENDENZA RISPETTO ALLA DOMANDA DEL MERCATO DEL LAVORO.

 

 

DOCUMENTO

  

Con il 31 Gennaio 2020 si sono chiuse le iscrizioni alle scuole dell’infanzia e alle scuole di ogni ordine e grado per l’a.s. 2020/2021, e quasi contestualmente alla chiusura delle stesse, il Ministero dell’Istruzione ha pubblicato i primi dati emersi dalle funzioni on line, riservandosi una successiva pubblicazione, più approfondita, relativa ai dati definitivi.

Cosa si è delineato?

Il primo dato, per ordine di scuola, è quello sulle iscrizioni dalla scuola primaria dove il 45,8% delle famiglie ha optato per il tempo pieno. Un dato in crescita rispetto al 44,4% di un anno fa.

La regione con la più alta percentuale di scelta del tempo pieno è il Lazio (64,3%), seguono il Piemonte con il 62,3%, la Toscana con il 60,3% e la Liguria con il 60,1%.

La percentuale più bassa si registra nel Molise (13,6%), a seguire: Sicilia (15,6%), Puglia (21,1%), Campania (27,7%).

 

Proseguendo con la lettura dei dati che riguardano le scelte degli alunni verso la scuola secondaria di secondo grado, viene confermato il trend positivo verso i Licei.

Uno studente su due sceglie gli indirizzi liceali. Il 56,3% delle domande presentate per le classi prime della Secondaria di II grado ha riguardato, infatti, quest’ultimi. Un dato in crescita rispetto all’anno precedente (pari a 55,4%) con quasi un punto percentuale in più.

Nello specifico del sistema dei Licei:

  • cresce l’interesse per gli indirizzi del Liceo Scientifico, che complessivamente salgono al 26,2% dal 25,5% del 2019/2020.  Nel dettaglio: il 15,5% ha scelto lo Scientifico tradizionale (0,1% in più rispetto a un anno fa); l’opzione Scienze applicate sale dall’8,4% all’8,9%; la sezione a indirizzo Sportivo è all’1,8% (1,7% lo scorso anno).
  • in crescita le iscrizioni verso il Liceo Artistico, dal 4% al 4,4% e verso il Liceo delle Scienze umane, che passano dall’8,3% all’8,7%. Stabili il Liceo europeo/internazionale (0,5%) e i Licei musicali e coreutici (1%).
  • ugualmente stabile il dato relativo al Liceo Classico, al 6,7% (6,8% un anno fa).
  • diminuiscono le iscrizioni al Liceo linguistico, 8,8% rispetto al 9,3% del 2019/2020.

 

Uno studente su tre, invece, ha scelto un Istituto tecnico, gli Istituti tecnici passano al 30,8% dal 31% del 2019/2020, con queste percentuali suddivise per Settori:

  • Settore Economico 11,2% (l’anno scorso 11,4%), il Settore Tecnologico, stabile, al 19,6%. 
  • Calano, anche se di poco, le iscrizioni verso i Professionali, dal 13,6% al 12,9%.

Per aree geografiche questi i dati di sintesi visti sopra, sulla scuola secondaria di secondo grado:

  • il Lazio si conferma ancora la regione con il maggior numero di iscritti agli indirizzi liceali (68,9%), seguono Abruzzo (62%), Campania (61%), Umbria (60,4%), Molise e Sardegna (entrambe al 60%).
  • la minore percentuale di iscritti ai Licei è in Veneto ed Emilia-Romagna (entrambe al 47,4%).
  • il Veneto è la regione con il più alto interesse per gli Istituti tecnici (38,7%), seguono Emilia-Romagna (37,2%) e Friuli Venezia-Giulia (37%). La più alta percentuale di iscritti ai Professionali è in Emilia-Romagna (15,5%), seguita da Basilicata (15%) e, a pari merito, Toscana e Campania (14,5%).

Se confrontiamo i dati riassuntivi che abbiamo appena visto sulle iscrizioni con quelli che, invece, emergono da statistiche elaborate relative alle previsioni dei fabbisogni occupazionali e professionali per l’Italia nei prossimi anni, è evidente come spesso i giovani (e le loro famiglie) fanno scelte formative non in linea con le richieste del mercato del lavoro. Siamo di fronte a quello che viene definito “mismatch” tra domanda e offerta di lavoro.

Dal 2010 Unioncamere, attraverso il Sistema informativo Excelsior, fornisce previsioni relative al fabbisogno occupazionale a medio termine. Leggendo questi dati capiamo quanto sia diventato importante (quasi fondamentale) riconsiderare il ruolo e la funzione del sistema educativo di istruzione e formazione e della sua necessaria complementarietà ed interconnessione con il mondo del lavoro.

 

Vediamo di seguito questi dati previsionali:

Fonte: Unioncamere – ANPAL, Sistema Informativo Excelsior:

I principali risultati che emergono dal report sono schematicamente i seguenti:

  • La “Digital Trasformation” e l’Ecosostenibilità avranno un peso determinante nel caratterizzare i fabbisogni occupazionali dei diversi settori economici, arrivando a coinvolgere circa il 30% dei lavoratori di cui Imprese e Pubblica Amministrazione avranno bisogno nei prossimi 5 anni. Oltre un quarto del fabbisogno occupazionale previsto nel periodo 2019-2023 sarà poi attivato dalle esigenze di assunzione di cinque filiere individuate in: salute e benessere, education e cultura, meccatronica e robotica, mobilità e logistica, energia.
  • A un livello di maggiore dettaglio, i settori manifatturieri che esprimeranno il maggior fabbisogno occupazionale saranno l’industria della fabbricazione di macchinari, attrezzature e mezzi di trasporto (83.100-95.600 unità), le industrie metallurgiche e dei prodotti in metallo (54.300-66.700 unità), l’industria alimentare, bevande e tabacco (47.100-50.800 unità) e infine il comparto tessile, abbigliamento, pelli e calzature (35.200-46.500 unità). Tra i servizi i principali settori saranno commercio e riparazioni (400.700-440.600 unità), la sanità e l’assistenza sociale (363.400-383.100 unità), i servizi avanzati di supporto alle imprese (295.300-322.00 unità), turismo e ristorazione (251.100-262.600 unità).
  • L’analisi del fabbisogno occupazionale per grandi gruppi professionali evidenzia una netta prevalenza delle professioni commerciali e dei servizi (con una quota che sarà compresa tra il 24% e il 25% del totale), seguite dalle professioni tecniche (17% in entrambi gli scenari) e da quelle specialistiche (16% in entrambi gli scenari).
  • I laureati e i diplomati dovrebbero rappresentare il 61% del fabbisogno totale (54% nel settore privato, 96% in quello pubblico).
  • Il confronto dell’evoluzione del fabbisogno di laureati con l’andamento previsto di titoli universitari indica una possibile carenza di offerta, che in parte potrebbe essere colmata attingendo allo stock di disoccupati e con situazioni molto differenziate per i vari indirizzi di studio. I laureati maggiormente richiesti saranno quelli dell’indirizzo economico-statistico (159.300174.600 unità), seguiti dai laureati dell’indirizzo medico-sanitario (141.500-151.600 unità) e da quelli dell’indirizzo ingegneria (115.200-127.100 unità).
  • Per i diplomati si dovrebbe invece mantenere anche nei prossimi anni uno scenario di eccesso di offerta, pure in questo caso con situazioni molto differenziate per indirizzi. È probabile, comunque, che nelle scelte di selezione di personale delle imprese la disponibilità di diplomati vada in parte a colmare anche le carenze evidenziate sopra per quanto riguarda i laureati (con possibili conseguenti effetti di skill-gap). Per quanto riguarda gli indirizzi di studio, determineranno le maggiori richieste di diplomati l’indirizzo amministrazione-finanza (284.900-315.400 unità), industria e artigianato (184.400-212.600 unità) e turismo (78.100-83.100 unità).

 

Nel riconsiderare il ruolo e la funzione del sistema educativo di istruzione e formazione, nonché della sua necessaria complementarietà ed interconnessione con il mondo del lavoro, come dicevamo prima, diventerà quanto mai centrale quanto già previsto nella normativa vigente, nello specifico nell’art. 3 del regolamento di cui al Decreto del Presidente della Repubblica n. 275/99, così come riscritto dalla L. 107/15, dove si dispone che il PTOF di ogni Istituzione Scolastica rifletta le esigenze del contesto culturale, sociale ed economico della realtà locale, tenendo conto della programmazione territoriale e dell’offerta formativa. Ai fini della predisposizione del PTOF, infatti, il Dirigente scolastico promuoverà i necessari rapporti con gli enti locali e con le diverse realtà istituzionali, culturali, sociali ed economiche operanti nel territorio.

Quindi una scuola non chiusa in sé stessa ma aperta al territorio e alla condivisione, altresì ricettiva dell’occorrenza del mondo del lavoro.

Non è un caso che esistano realtà di alcuni istituti tecnici, definiti di eccellenza, che hanno concentrato la loro attenzione su laboratori all’avanguardia, di didattica co-progettata con il mondo produttivo e con esperienze rilevanti di alternanza scuola e lavoro.

Allo stesso modo sarà indispensabile definire meglio le politiche di orientamento rivolte agli alunni che necessitano di informazioni specifiche sui vari percorsi e indirizzi di studio, anche per effettuare scelte consapevoli e avviarsi verso quelle professioni più richieste dal mercato, riducendo così il mismatch tra domanda e offerta di competenze.

 

Lì, 13.02.2020

 

IL VICE PRESIDENTE

IL PRESIDENTE

Ferrari Alessandra

Giorgio Germani

 


╗ Documenti allegati:
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Categoria: Uffici ANQUAP Data di creazione: 13/02/2020
Sottocategoria: Didattica Ultima modifica: 13/02/2020 17:25:17
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