IL TEMPO DELLA DAD E/O DDI: OSSERVAZIONI E CONSIDERAZIONI


Documento

La situazione emergenziale che stiamo vivendo ha costretto le Istituzioni Scolastiche a “ri-organizzarsi”. 

Quando, qualche anno fa, il personale di Segreteria fu chiamato a concretizzare le disposizioni contenute nel Codice dell’Amministrazione Digitale, ad applicare le regole sul protocollo informatico e sulla gestione dei flussi documentali, fino alla conservazione dei documenti informatici, aprivamo i nostri seminari di formazione (oggi parleremo di webinar) con questo motto: andiamo verso una Segreteria Digitale con una “riprogettazione tecnologica ed organizzativa”.

Da una parte ci siamo dotati delle risorse strumentali per un sistema di gestione informatica dei documenti, elaborando contestualmente procedure di standardizzazione dei processi, dall’altra, abbiamo individuato, attraverso l’analisi e la valutazione delle competenze,  le unità organizzative di registrazione di protocollo (UOP) e le unità organizzative di riferimento (UOR), nell’ambito nelle quali il personale si è assunto la responsabilità nella trattazione dei documenti o dei procedimenti amministrativi.

Una sfida organizzativa per i Dirigenti Scolastici e il personale amministrativo (DSGA e AA)

La DAD e/o DDI è stata, ed è ancora, una sfida per i Dirigenti e il personale docente. In parte anche per genitori e alunni.

Durante la sospensione delle attività didattiche nelle scuole la DAD è divenuta la modalità ordinaria di “fare lezione”. A partire dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 4 marzo 2020 i Dirigenti scolastici hanno attivato, per tutta la durata della sospensione dell’attività didattica la modalità di didattica a distanza. Con il Decreto Legge 8 aprile 2020, n. 22 si dispone che il personale docente assicuri le prestazioni didattiche nelle modalità a distanza, utilizzando strumenti informatici o tecnologici a disposizione.

La DAD, oggi diventa didattica digitale integrata (DDI), ovvero metodologia innovativa di insegnamento -apprendimento, rivolta a tutti gli studenti della scuola secondaria di secondo grado, come modalità didattica complementare. Con l’obiettivo di integrare la tradizionale esperienza di scuola in presenza e in caso di nuovo lockdown ampliata a tutti gli alunni di ogni ordine e grado.

Quali sono i primi dati che emergono sulle pratiche didattiche nel periodo di lockdown?

È stato appena pubblicato dall’INDIRE un Report integrativo di un precedente rapporto preliminare, edito a luglio, relativo ad un’Indagine tra i docenti italiani: PRATICHE DIDATTICHE DURANTE IL LOCKDOWN.
Il documento è il risultato del lavoro portato avanti da un gruppo di ricercatori Indire a partire da giugno (9 Giugno - 30 Giugno), basato sullo studio delle risposte fornite da 3774 docenti, a fronte di un questionario reso disponibile online. Ha rappresentato (citiamo testualmente) “un’istantanea che intende fotografare un particolare momento storico “.

Soffermiamo l’attenzione su alcuni passaggi interessanti sui quali fare una riflessione, anche per il futuro del sistema scolastico.

Ricollegandosi a quanto detto in premessa, nell’accennare all’ipotesi di una “ri-organizzazione”, il documento sottolinea come gli aspetti organizzativi, comunicativi, didattici e gestionali di Plessi, Istituti Comprensivi e Istituti Superiori siano stati trasposti nello spazio digitale, con impatti enormi sulle relazioni e sui processi dei soggetti coinvolti: docenti, personale scolastico, famiglie, studenti, e sugli stessi processi di apprendimento.

L’ambiente tecnologico diventa il mediatore di tutte le istanze, e il registro elettronico il protagonista nella comunicazione Scuola - Famiglia e repository digitale per il 77,6% dei docenti intervistati.

Nel report si rileva come uno dei temi, che la didattica a distanza forzata ha portato all’attenzione della comunità scientifica, sia stato l’intreccio tra formale e informale. Nel disorientamento della fase iniziale della didattica a distanza, molti docenti hanno spesso utilizzato i canali comunicativi che meglio si prestavano alle loro esigenze didattiche e al loro specifico target di apprendenti (riconosciuti come informali), talvolta anche superando le regole relative alla privacy e al trattamento dei dati sensibili, soprattutto nel caso di studenti minorenni.

In questo senso Whatsapp è stato, insieme al registro elettronico, tra gli strumenti più usati, accanto alla posta elettronica e alla suite di Google.

Pensiamo a come sia diventato ancora più necessario per le Istituzioni Scolastiche (e considerate le condizioni emergenziali, più difficile) favorire il rapporto scuola-famiglia; non solo per la tempestiva informazione sulle modalità di organizzazione (ad esempio sugli orari delle attività), ma anche per consentire la condivisione di materiali formativi, per supportare il percorso di apprendimento soprattutto per quegli alunni con particolari fragilità. Alle scuole è stato richiesto lo sforzo, ulteriore, di mantenere in essere una partership educativa e una progettazione educativa “partecipata”, con la difficoltà di interloquire attraverso uno schermo.  

All’utilizzo di strumenti informali come whatsapp, è stato riconosciuto il merito di rafforzare e concretizzare in modo efficace e proficuo l’alleanza formativa di cui parlavamo sopra.

Le istituzioni scolastiche saranno riuscite nel compito di mantenere il rapporto scuola - famiglia così come auspicato nel Patto educativo di Corresponsabilità sottoscritto con i genitori? O forse è stato, per molte scuole, un punto di criticità sul quale si dovrebbe riflettere e/o migliorare?

Dall’altra parte, emerge dall’indagine che la collaborazione con il territorio non è stata una risorsa su cui le scuole hanno potuto contare, c’è stata una certa difficoltà nello stabilire collaborazioni con il territorio per supportare la DAD: il 56,4% dei docenti afferma, infatti, che la propria scuola non ha attivato alcuna forma di collaborazione.

Il supporto nel territorio quando è stato cercato si è limitato nel supporto dell’uso delle tecnologie e nell’aumentare la connettività di studenti e famiglie (ostacoli principali alla realizzazione della DAD).

Con i comitati dei genitori, con i servizi sociali, con le università e con gli enti di ricerca si è collaborato anche per intraprendere azioni per la tutela del diritto allo studio.

Gran parte delle scelte tecnologiche sono state definite a livello di istituto (e in vari casi sono stati forniti i device a chi non li aveva) anche attraverso le proposte dell’animatore digitale, nel 65,6% dei casi la scuola ha fatto riferimento a soluzioni tecnologiche che già utilizzava, nel 51,3% le scelte sono state il risultato di un’analisi delle dotazioni tecnologiche e delle competenze digitali degli studenti, mentre nel 20,5% dei casi la scuola si è affidata ai suggerimenti di genitori esperti.

La maggior parte delle scuole si è organizzata in tempi relativamente brevi per allestire la DAD In tutti gli ordini di scuola, più del 70% dei docenti dichiara che sono state necessarie non più di due settimane per organizzare interventi che favorissero la partecipazione degli studenti alla DAD limitando il rischio di esclusione.

Nella maggior parte dei casi le scuole non sono state pronte (con risorse strumentali ma anche per competenze) al cambiamento e hanno dovuto realizzare in poche settimane quello che per anni non è stato fatto. La verità è che (in molti casi) il Piano Nazionale Scuola Digitale non è riuscito nell’obiettivo dell’innovazione del sistema scolastico e nella opportunità dell’educazione digitale. Siamo consapevoli di realtà di eccellenza (“Scuole innovative”) ma purtroppo rimangono casi, rispetto ad uno scenario generale.

Sulle strategie didattiche emerge che la maggior parte dei docenti ha trasposto a distanza le pratiche tipiche della presenza. Le componenti didattiche più praticate dai docenti italiani possono essere considerate come la trasposizione della didattica tradizionale frontale nella DAD: video-lezioni, assegnazione di risorse per lo studio, valutazione esterna attuata dal docente.

Le lezioni in videoconferenza sono state le attività maggiormente perseguite in ogni ordine di scuola, dalla Primaria alla Secondaria di primo grado (89,7% alla Primaria, rispettivamente 96,7% alla Secondaria di Primo grado e 95,8% alla Secondaria di Secondo grado).

Una minoranza di docenti ha sperimentato pratiche laboratoriali in DAD e solo una ristretta categoria di docenti (numericamente ma significativa sul piano delle pratiche, così ci assicurano) hanno declinato in maniera innovativa e interattiva gli strumenti della didattica a distanza, sia per gli aspetti di attività didattiche proposte, sia per gli approcci alla valutazione, oltre che per l’impressione della qualità della didattica in lockdown e nelle modalità formative.

Non ci sorprende, quindi, che nella percezione della maggior parte dei docenti la DAD abbia peggiorato la qualità della didattica, mentre nei docenti più propensi ad una didattica di tipo laboratoriale si è rilevato livelli di soddisfazione maggiori rispetto agli altri colleghi.

Tra i contenuti didattici scelti dai docenti il libro di testo, ha registrato le percentuali più alte in tutti gli ordini e gradi di scuola (rimane lo strumento di lavoro formale tout court) mentre il ricorso al libro analogico è stato in molti casi una scelta forzata e funzionale alle specifiche contingenze del momento.

Sui tempi dedicati alla DAD i docenti che hanno risposto all’indagine hanno svolto in media nelle loro classi circa 8 ore di didattica a distanza settimanale. I docenti della scuola primaria sono quelli che hanno dedicato alla didattica un numero maggiore di ore. Analizzando il dato relativo alle ore svolte in media settimanalmente dai docenti nelle classi per classe di concorso e quindi per disciplina insegnata, emerge una generale decurtazione del monte orario dedicato alla DAD.

Il dato comune a tutti gli ordini e gradi di scuola è stata, dunque, la necessità di ridurre ed essenzializzare il curricolo, lavorando ai nuclei fondanti della disciplina o dell’area disciplinare.

Nella parte relativa alla formazione, tema a noi caro, il report ha mostrato che oltre quattro docenti su cinque hanno avuto esperienze di formazione online durante il lockdown. Tra i docenti che non hanno avuto questo tipo di esperienza, la maggiore astensione (circa il 19%) si è registrata tra i docenti della secondaria di secondo grado e la minore (circa il 12%) tra i docenti della scuola primaria. Tra coloro che hanno avuto esperienze di formazione online durante il lockdown, un docente su cinque è motivato a frequentare altra formazione online.

Sono più inclini a formarsi online i docenti di genere femminile, quelli dell’area linguistica e di sostegno e i docenti già attivi nell’innovazione digitale della scuola. L’esperienza di formazione online ha migliorato la disposizione a continuare a formarsi e chi si è formato è predisposto a fare altra formazione.

Verrebbe da dire: formazione chiama formazione. Chi si ferma (o chi si è fermato) è perduto (o si è perso).

In un comunicato stampa del 11 Dicembre 2020 il Ministero dell’Istruzione, attraverso le parole della Ministra, informa circa la predisposizione di una piattaforma unica, integrata con tutti i servizi e le funzionalità utili per le scuole: dagli strumenti per la didattica digitale, agli spazi dove archiviare contenuti.

Il progetto è nato a seguito dell’esperienza fatta durante le prime fasi dell’emergenza sanitaria, in cui è emersa la differente dotazione delle scuole di sistemi digitali utili data l’assenza di una piattaforma pubblica nazionale.

Rispetto a quello che abbiamo visto sopra la considerazione è che anni di “disattenzione” nei confronti del sistema scolastico hanno avuto le conseguenze rappresentate dalle criticità emerse in questo ultimo anno.

E’ auspicabile che tutte le azioni in termini di investimenti e risorse pianificate non siano solo una parentesi, aperta per la situazione emergenziale.

Se da una parte riconosciamo il merito alla DAD di essere stato l’unico mezzo per poter mantenere i rapporti tra scuola e alunno, dall’altra non possiamo che individuare come imprescindibile l’importanza dei contatti e delle relazioni sociali che sono al centro della scuola, e che rappresentano un mezzo insostituibile di palestra di vita. Per questo motivo la didattica digitale integrata (DDI) con la quale si integrano momenti di insegnamento a distanza (svolti su piattaforme digitali) ad attività svolte in presenza, in classe o in altri ambienti della scuola ci piace molto di più.

Relativamente all’attività dei servizi amministrativi delle segreterie scolastiche, la complementarità tra lavoro in presenza e lavoro a distanza è stata una pratica diffusa su tutto il territorio nazionale e nelle scuole di ogni ordine e grado. La dotazione tecnologica di hardware e software ha consentito la descritta complementarità.

 

Lì, 18/12/2020

 

Responsabile Ufficio Didattica Anquap

Ferrari Alessandra


╗ Documenti allegati:
   Documento allegato ... QUI il contributo ANQUAP


 
Categoria: Contributi professionali Data di creazione: 18/12/2020
Sottocategoria: Didattica Ultima modifica: 18/12/2020 17:06:12
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