IL RAPPORTO FINALE DEL COMITATO DI ESPERTI ISTITUITO CON D.M. 21 APRILE 2020, N. 203: UNO SGUARDO VERSO IL FUTURO DELLA SCUOLA


(Un ottimo testo per il Governo Draghi e il Ministro Bianchi)

Ad aprile dell’anno scorso l’allora Ministro dell’Istruzione, On.le Lucia Azzolina, istituì presso il Ministero un Comitato di esperti (18 componenti) che avevano il compito di formulare idee e proposte per la scuola, con particolare riferimento all’emergenza sanitaria, ma anche nell’ottica del miglioramento del sistema di istruzione e formazione nazionale.

Il Comitato rimasto in carica fino al 31 luglio 2020, e coordinato dall’attuale Ministro Prof. Patrizio Bianchi, ha presentato proprio in questi giorni un Rapporto a consuntivo che, in coerenza con il mandato ricevuto, riassume, come introduzione, le azioni portate a termine dallo stesso, per poi svilupparsi in capitoli che raccolgono idee e proposte per il futuro del “sistema scuola”.

È proprio su questo “sviluppo” che vogliamo soffermare l’attenzione, approfittando del rapporto medesimo per fare una ulteriore riflessione sul sistema istruzione.

Se la pandemia ha avuto un merito, lo riconosciamo nel fatto che la Scuola è tornata al centro del dibattito politico, sociale e mediatico, con la conseguenza che sulla stessa abbiamo re-investito in termini di tempo, risorse ed attenzione.

Ci piace molto il titolo del primo capitolo “Oltre la pandemia: per la qualità del servizio scolastico”. Questo deve essere l’obiettivo per i prossimi anni: la qualità e la dignità della Scuola per la quale è necessario recuperare autorevolezza.

I temi trattati vanno dalle competenze richieste per il nuovo secolo, che presuppongono un ripensamento dei modelli curriculari, didattici ed organizzativi, all’importanza dei servizi educativi per l’infanzia; interponendo il reclutamento, la formazione, il digitale, e l’architettura scolastica.

Giustamente nel documento si parte dal contesto sociale e dalle profonde trasformazioni in corso nella società e nell’economia, dal quale la scuola non può prescindere tenendo conto del salto tecnologico, della rivoluzione digitale e del mutamento della comunicazione.

Condividiamo la proposta di incentivare una nuova articolazione didattica e culturale che vada in tal senso, anche puntando sul rafforzamento del principio di flessibilità e di autonomia e sulla modifica dei curricoli, degli orari e della durata degli studi.

Molto interessante anche la proposta di utilizzare spazi culturali esterni alla scuola per riavvicinare gli allievi ad una vita pubblica, in cui la cultura è parte stessa della vita della comunità. Quindi, ben vengano i Patti educativi di comunità, le collaborazioni interistituzionali, il modello cooperativo allargato. Sicuramente positiva la volontà di rilanciare l’alleanza educativa col territorio, ci piace l’idea di una partnership educativa.

Condividiamo la riflessione di come l’autonomia scolastica sia rimasta una riforma incompiuta, così come i temi della governance interna delle Istituzioni Scolastiche e della valutazione del sistema.

Il Comitato definisce questi temi “questioni ancora aperte”. Preme ricordare che la normativa sugli organi collegiali risale al 1974, eravamo in un'altra epoca, sarebbe quanto mai necessario attualizzare la governance.

In linea di continuità anche con alcune buone pratiche del passato, sarà importante mantenere una comunità educante sempre più inclusiva che si prende cura delle disabilità e delle fragilità.

In questo senso auspichiamo che la didattica inclusiva si identifichi e si concretizzi nella definizione contenuta nel Rapporto:

  • nella capacità di collaborazione (tra i ragazzi, tra gli insegnanti, tra le varie componenti del personale scolastico, delle famiglie tra loro e con la scuola, del territorio con le famiglie e con le scuole, ecc.),
  • nella capacità di progettazione (progettazione dei curricoli, dei percorsi di insegnamento/apprendimento individualizzati, dell’organizzazione scolastica, degli spazi e dei tempi, dei materiali, delle risorse del territorio, ecc.),
  • nell’attenzione alle emozioni e cura delle relazioni (tra le persone come pure tra le persone e il mondo).

Anche noi condividiamo la proposta che i supporti rivolti alle famiglie degli alunni disabili vadano individuati anche a livello sociale, con i Comuni che dovrebbero rivedere gli appalti con le cooperative a cui assegnano il servizio e i contratti di lavoro con gli educatori.

Significativo anche il capitolo dedicato al tema della fragilità e dei bisogni delle persone, così come la fragilità dei luoghi, ovvero aree del territorio nazionale dove esistono disuguaglianze ed iniquità a livello territoriale e tra le scuole.

Da una parte l’attenzione all’educazione all’emotività ed alla affettività che divengono strumento sempre più rilevante per una scuola che si propone di costruire comunità inclusive e partecipate, dall’altra la volontà di diminuire il divario territoriale di una “geografia” di fragilità educative.

Introducendo la definizione di “scuole fragili” (divari educativi a livello geografico) e “alunni fragili” (destinati alla dispersione scolastica) e riconoscendole come criticità il Comitato propone un elenco di azioni:

  • dall’implementazione del tempo scuola al reclutamento di nuove figure professionali a livello territoriale, capaci di accompagnare e sostenere le innovazioni;
  • dalla costruzione di nuovi edifici multifunzionali polivalenti, alla promozione di un approccio più personalizzato all’orientamento.

Viene affrontato anche un altro argomento che riteniamo essere molto importante per la “rinascita” della scuola: il reclutamento e lo sviluppo professionale del personale (docente e ATA).

Come non condividere la tesi che una scuola di qualità non possa che basarsi, innanzitutto, su un organico di personale stabile e adeguatamente formato.

Il Comitato ci ricorda (ahimè) che non è questa, oggi, la situazione della scuola italiana.

Numerosi posti di dirigente sono vuoti e occupati attraverso reggenze, vi sono molte decine di migliaia di docenti a tempo determinato, e anche i ruoli del personale DSGA e ATA presentano numerose carenze di personale correttamente reclutato e adeguatamente formato.

Lo stesso Comitato si espone ipotizzando le cause di tutto questo:

innanzitutto, vi è stato un troppo rapido susseguirsi di norme che hanno, anche in tempi recenti, modificato bruscamente e radicalmente le procedure dell’accesso alle carriere della scuola, in particolare per il personale docente (SSIS, TFA, FIT, 24 crediti…). In secondo luogo, le procedure di bando dei concorsi sono troppo rare, lente e macchinose, con il risultato di avere concorsi troppo affollati, e quindi bisognosi di metodi sbrigativi per sfoltire i candidati, almeno in una prima fase, esposti a un vasto contenzioso che, oltre a rendere precari i risultati delle procedure, le espone spesso al discredito da parte degli stessi partecipanti e dell’opinione pubblica. Infine, ma non certo per importanza, i meccanismi di reclutamento più recenti danno poco rilievo alle competenze acquisite dai candidati, risultando non collegati con il sistema della formazione iniziale, dando quindi poca importanza alle competenze non solo d’ordine disciplinare, ma alle competenze relazionali, pedagogiche, didattiche, progettuali e valutative acquisite dai candidati.

Ci sentiamo perfettamente in linea rispetto a quanto manifestato sopra e a supporto della tesi portiamo come esempio il concorso DSGA bandito nel 2018: sono passati più di 20 anni prima di bandire il concorso e ad oggi in 2 Regioni importanti (Emilia Romagna e Lazio) la procedura concorsuale non si è ancora conclusa. Le prove orali in alcune Regioni sono durate più mesi. Peraltro, l’esito del concorso riuscirà solo in parte a coprire i tanti posti vacanti e disponibili già dal prossimo anno scolastico. È possibile stimare che con l’inizio del prossimo a.s. resteranno scoperti oltre 1.500 posti di cui oltre 400 in Lombardia.

Ci conforta leggere, nelle conclusioni, che proprio l’attuale situazione possa rappresentare l’occasione per cominciare a riformare le modalità di reclutamento del personale scolastico dando loro finalmente un assetto stabile ed efficace.

Così come progettare un piano di formazione rivolto a tutto il personale che tenga conto delle diverse fasi dello sviluppo professionale a cui collegare, conseguentemente, un percorso formativo mirato e specifico.

Sulla formazione il Rapporto ritorna più volte quando si parla delle figure di sostegno all’autonomia scolastica (D.P.R. 275/99) identificandola come strumento necessario di valorizzazione del personale.

I cambiamenti organizzativi e gestionali, a seguito del regolamento dell’autonomia, infatti, hanno coinvolto necessariamente tutto il personale (ATA e docenti), chiamato ad assumere nuove competenze e ad esercitarle in modo più qualificato e con una responsabilità più diretta. Il regolamento di contabilità (prima il D.I. 44/2001 ed ora il D.I. 129/2018) ha significativamente segnato e responsabilizzato i dirigenti scolastici e i Direttori SGA su aspetti rilevanti di carattere finanziario, patrimoniale e di attività negoziale (anche con l’applicazione del codice degli appalti).

Sposiamo, quindi, la proposta relativa al bisogno di rivedere i meccanismi di reclutamento e selezione, accompagnata dalla conseguente attenzione verso il fabbisogno professionale di tutte le figure. Sono necessarie azioni continue di aggiornamento lungo tutto il ciclo lavorativo, bilanci di competenze e patti per lo sviluppo professionale. È basilare, inoltre, saper valutare l’efficacia reale dei percorsi di formazione.

                Riteniamo, alla fine di quanto fin qui esposto, di dover sottolineare il contenuto del capitolo dedicato all’architettura scolastica e a nuovi ambienti di apprendimento, anche riconoscendo nello stesso una positiva connotazione di novità in relazione all’argomento.

Si suggerisce che l’espressione “edilizia scolastica”, venga, non solo terminologicamente, innalzata ad “architettura scolastica” o meglio ancora, che si parli di “ambienti di apprendimento”. Si introduce l’idea di predisporre un Piano Nazionale di Architettura Scolastica auspicando che la scuola diventi un luogo di benessere, fisico, cognitivo, culturale e sociale.

Si ipotizza di ampliare i tempi e i luoghi per apprendere passando dai Patti educativi di comunità riconoscendo la complementarietà dei contesti di apprendimento non formali, informali e formali, quale fonte di innovazione delle strategie di insegnamento-apprendimento. Connotando come contesti informali e non formali dell’apprendimento: l’associazionismo culturale, sociale, sportivo, dei mass-media e new-media, il sistema dei beni paesaggistici, artistici, museali, degli eventi musicali, teatrali, ludici e sportivi, il volontariato, del servizio civile nazionale e delle attività svolte nel privato, nel sociale e nelle imprese.

Arrivando poi ai C.A.M.PU.S intesi come Computing, Arte, Musica, vita PUbblica, Sport, ovvero strumenti per realizzare condizioni efficaci di integrazione tra scuole e territorio.

 

Quanti temi sono stati affrontati in questo Rapporto e quante ipotesi per il futuro, avvalorate anche dal fatto di aver coinvolto i protagonisti della scuola attraverso audizioni svolte, esperti incontrati, materiali ricevuti. Il coordinatore del Comitato Patrizio Bianchi, è oggi diventato Ministro, l’auspicio è che queste idee e queste proposte non rimangano confinate nelle righe di un documento ma divengano effettive pratiche del Governo Draghi e del Ministro dell’Istruzione.

 

Buon lavoro al Presidente del Consiglio e al Ministro dell’Istruzione.

 

Lì, 18.02.2021

IL VICE PRESIDENTE

IL PRESIDENTE

Alessandra Ferrari

Giorgio Germani

 

P.S.: il presente documento viene inviato all’attenzione del Presidente Draghi e del Ministro Bianchi.

 

 


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Categoria: Uffici ANQUAP Data di creazione: 18/02/2021
Sottocategoria: Personale Ultima modifica: 20/02/2021 11:05:32
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